Villas Sorrento Coast

NERANO

NERANO

Nerano, villaggio di pescatori e di contadini ha origini che si perdono nel tempo... Quasi certamente il suo nome si deve all'imperatore romano Tiberio Nerone, il quale trascorreva molto del suo tempo nella residenza estiva di Capri. In uno dei suoi spostamenti si ritrovò a Marina del Cantone a Nerano e, soggiogato dalla sua bellezza, decise che li avrebbe fatto costruire un'altra villa, oltre quelle già presenti sull'isola. Quindi dal nome Nerone dovrebbe derivare la forma latina "Neronianum" oggi conosciuta come Nerano.
Già i Greci, prima dei Romani, avevano conosciuto questa terra che avevano chiamato Promontorium Minervae, dalla presenza del tempio dedicato alla dea. L'agglomerato urbano si concentra intorno alla chiesa del S.S.Salvatore a valle del monte S.Constanzo. Intorno si distendono le ondulazioni collinari, punteggiate da alcuni casolari tra gli olivi e le rocce fino alle ville moderne, che affacciano, tra pini, sopra la Marina del Cantone. Quest'ultima, centro balneare di notevole importanza nella costiera Amalfitano - Sorrentina è rinomata oltre i confini nazionali per la bellezza dei suoi fondali, delle grotte sottomarine e per i tipici ristoranti a picco sul mare. Il Cantone, raggiungibile in auto, è anche un punto di partenza per le incantevoli spiaggette di Crapolla, Recommone e Ieranto e le isolette Li Galli, Isca e Vetara limitrofe, raggiungibili con le tipiche barche i gozzi.
La spiaggia di Marina del Cantone è formata da ciottoli più o meno grandi, levigati e tondeggianti. Ed è vigilata da una Torre costruita nel 1567, in seguito ai ripetuti assalti (1390 e 1558 ) delle armate turche che vi sbarcavano per saccheggiare i villaggi costieri. Il Cantone è ricco di testimonianze antiche che riportano ai traffici molto fiorenti, tenuti qui dai Romani colonizzatori, i quali avevano costruito molte ville come testimoniano per esempio i ruderi di Isca.

 

DA VISITARE

- La Baia di Ieranto : tra Punta Campanella e la marina del Cantone si estende un piccolo Golfo, La baia di Jeranto; è un piccolo golfo, dagli scogli favolosamente belli e dalle insenature che presentano forme varie e bizzarre. Dalla piazzetta di Nerano, sulla strada che porta a Marina del Cantone, a destra, c'è un piccolo sentiero "Via Jeranto" indicato da un cartello di colore Marrone, che porta all'omonima baia. Il sentiero cammina tra terrazze ad olivo e la vegetazione mediteranea ed in primaverara è possibile incontrare i Biacchi, piccoli rettili squamati. Via Jeranto prosegue per circa 1 km, passando accanto alla Villa Rosa, dove soggiornò lo scrittore Norman Douglas, e successivamente davanti ad una cappella votiva incassata nella roccia. Lungo la prima parte del percorso si gode la vista della Marina del Cantone e sullo sfondo, nell'azzurro del mare, degli isolotti di Vetara o de Li Galli. Segue un tratto in discesa, fra muretti a secco, per giungere sul crinale di Sprito da dove si ammira Capri con i Faraglioni, Punta della Campanella e il Golfo di Salerno fino a Punta Licosa e la Costiera Amalfitana. Si giunge ad un bivio e, scendendo a destra, si trova la spiaggetta di Jeranto (si può scendere anche svoltando a sinistra attraverso la proprietà F.A.I -accesso libero) . La discesa verso il mare si sviluppa lungo la vecchia scalinata utilizzata per accerede all'antica cava. A sinistra invece inizia un sentiero sterrato che porta alla Torre di Mont'Alto.

- Le isole Li Galli : sono un arcipelago di tre isolotti denominati Gallo Lungo, Rotonda e Castelletto. Secondo la leggenda narrata da Omero, proprio in queste acque blu le Sirene tentarono di attirare Ulisse nella loro trappola. L'identificazione delle Sirene con le isole è frutto dell'arte figurativa greca. Le tre isole, viste da lontano, hanno sempre costituito un punto di riferimento per i marinai. Avvicinandosi però il gioco di correnti e i vortici spingevano le loro imbarcazioni sugli scogli. Questi naufraghi mortali quindi dovevano essere le vittime delle Sirene dal canto fatale, da cui Ulisse riuscì a difendersi poichè avvisato del pericolo dalla Maga Circe. Una ulteriore leggenda narra che le tre Sirene vennero travolte dalle onde e uccise nel tentativo di catturare Ulisse. Già a partire dal 1131 le isole erano chiamate Guallo, cioè Gallo. E nel 1225 Federico II le regalò al monastero di Positano, denominandole tre sirenas quae dicitur gallus, oggi "Li Galli". Il gallo lungo è la più grande delle tre ed è l'unica ad essere stata abitata fin dal tempo degli antichi Romani. Nei secoli successivi, i ruderi furono usati dai Saraceni che sfruttarono la favorevole posizione delle isole per fare le loro incursioni sulla terraferma. Nel 1924 il coreografo statunitense, di origine russa, Leonide Massine fece costruire su quelle rovine una magnifica villa, che l'architetto Le Corbusier abbellì ancora di più. Uno degli ultimi proprietari dell'isola fu il ballerino russo Rudolf Nureyev che acquistò l'isola al prezzo di 3 miliardi e 43 milioni delle vecchie lire. Tra i vari nomi celebri, che hanno soggiornato in questo paradiso, si annoverano: Greta Garbo, la principessa Margharet d'Inghilterra, Roberto Rossellini, Ingrid Bergman, Anna Magnani, Sofia Loren, Jacqueline Kennedy, Onassis, Franco Zeffirelli e tanti altri.

- La Isca : è il nome di un isolotto, che nei tempi remoti, si narra sia stato una sirena. Visto da lontano l'isolotto acquista la forma del dorso di una balena e si trova a circa cento metri tra Crapolla e Recomone, in direzione Nerano. E' stata abitata fin dall'antichità come testimonia la presenza sul luogo di una villa di grande interesse archeologico. E' una villa marittima, con due approdi di cui uno conduceva alla "Domus" ed un altro al "Xystus" cioè al giardino. Sui due lati orientali e occidentali dell'isolotto sono stati ritrovati resti di costruzioni romane, pezzi di vasi, scale, intagliate nella roccia, che conducono fino a mare. Un abitante illustre più recente dell'isola è stato il commediografo napoletano Eduardo De Filippo.

- La Vetara : il cui nome è una trasformazione dell'antico Vivara, è il quinto scoglio attribuito alle Sirene. Qui sono stati rinvenuti pochi resti archeologici di epoca romana. Ora è disabitato ed è riserva naturale statale, sede ospitale di gabbiani e di una specie di lucertola che per colore, si avvicina alla razza di quelle dei Faraglioni, dell'isola di Capri.

- Punta Campanella : è un promontorio che si tuffa a strapiombo nel mare azzurro e sempre spumoso delle bocche di capri. Fra i luoghi più prestigiosi del territorio, si può raggiungere via mare o attraverso l'unica e antica via greco-romana, chiamata minerva, che ha conservato l'antico tracciato. Percorrendola, il paesaggio passa dalla distesa di olivi sempre verdi agli aridi costoni di roccia, profumati di cespugli di rosmarino e ginestre. Di colpo il mare di cobalto del golfo di Napoli che sembra slargarsi man mano che si raggiunge la punta, fino a confondersi con le acque del Golfo di Salerno. Che splendore di visioni, che freschezza di clima, che varietà di paesaggi! Il territorio è a sud della penisola sorrentina ed è separato dall'isola di Capri da uno stretto marino detto Bocca Piccola. Il nome, Punta Campanella, deriva dall'abitudine di avvisare, l'imminente arrivo delle navi saracene, col suono di una campanella, posta all'interno della Torre Minerva, fatta costruire da Roberto D'Angiò nel 1335. Una leggenda più fantasiosa narra invece che il nome deriva dalla campana che i Saraceni trafugarono nella Chiesa di S.Antonino a Sorrento e che poi gettarono in acqua, in prossimità del luogo, per velocizzare le operazioni di doppiaggio della Punta. Da allora, il 14 febbraio di ogni anno, festa di S.Antonino, si narra che la campana suoni a festa dalla profondità del mare. Nelle epoche più remote questo era un luogo sacro alle Sirene, più tardi ad athena per i greci e Minerva per i Romani. Forse proprio il tempio dedicato alle Sirene venne poi dedicato alle due dee e la via che conduceva a questo luogo ameno fu chiamata Via Minerva e ancora oggi è possibile notare il lastricato in pietra, utilizzato dai Romani nella pavimentazione. La collina che sovrasta Punta Campanella è il Monte San Costanzo (497 metri) sul quale si trova un eremo bizantino, dove ogni anno, a primavera, viene portata in processione la statua di San Costanzo, patrono della vicina frazione Termini. Nel 1997 è stata costituita la Riserva Marina di Punta Campanella, che abbraccia le aree costiere di Positano, Massa Lubrense, Sorrento, Piano di Sorrento e Vico Equense per un totale di 40 km di costa.

- Fiordo di Crapolla e la Torre : a marina di Crapolla il tempo sembra essersi fermato. Il fiordo di Crapolla, antichissimo approdo di pescatori, è raggiungibile in 45 minuti sia da S. Agata che da Torca. Man mano che si scende all'ombra della caratteristica vegetazione di castagni e ulivi si raggiunge un piccolo belvedere, dal quale si possono ammirare i tre isolotti dei Galli e gli isolotti d'Isca e Vetara. Da qui inizia la passeggiata di circa 650 gradini in pietra calcarea, piuttosto agevole per la discesa, ma impegnativa per la risalita. Dopo circa 20 minuti di cammino, in mezzo alle piante di mirto e lentisco, si raggiunge la cappella di San Pietro, venerata dai pescatori dell'antico borgo. Nei pressi della cappella si snoda un sentiero che consente di attraversare il fiordo e di raggiungere la maestosa torre (fatta costruire nel periodo vicereale per fronteggiare gli assalti dei saraceni) dalla cui sommità è possibile ammirare un meraviglioso panorama. Ritornando sui passi dell'antico sentiero si arriva nel caratteristico borgo marinaro, dove si notano svariati resti di costruzioni romane, come le cisterne per la raccolta delle acque piovane. Il fiordo, chiuso da rocce, strapiombanti a picco sulle acque della marina, è attraente e straordinariamente pittoresco.


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